La storia

Le origini degli Istituti Ospitalieri, oggi Azienda Ospedaliera di Verona risalgono ai primi anni del Cinquecento. Oggi l'azienda opera su due sedi: l'Ospedale Civile Maggiore di Borgo Trento e l'Ospedale policlinico "Gianbattista Rossi" di Borgo Roma. Il nucleo storico dell'Azienda è l'Ospedale di Borgo Trento la cui origine risale all'antico ospedale situato in piazza Bra e denominato Santa Casa della Misericordia che nel 1520 ottenne il riconoscimento ufficiale della Repubblica di Venezia. Vi si ricoveravano malati, ma anche diseredati senza altra possibilità di accoglienza. L'ospedale era allora essenzialmente luogo di asilo di poveri, pellegrini, mendicanti e soltanto dopo molti secoli, nella seconda metà dell'Ottocento, divenne un luogo di cura dove medici ed infermieri si occupavano soltanto di malati. Alla fine dell'Ottocento e nei primi decenni del Novecento era ancora prassi che l'ospedale continuasse ad accogliere persone già guarite, ma troppo indigenti per poter essere dimesse.

PneumologiaGià nel 1802 la Santa casa della Misericordia, nel frattempo riedificata nel 1793 in forme neoclassiche, era ritenuto inadatto a soddisfare le esigenze sanitarie e sociali della città. Nella struttura si ricoveravano anche i bambini abbandonati e, dal 1807,i malati di mente. Il convento di Sant'Antonio al Corso in via Valverde, reso libero dalle soppressioni napoleoniche, fu indicato come sede del nuovo ospedale che vi fu trasferito nel maggio 1812, passando dall'antica denominazione di "Santa Casa della Misericordia" alla nuova: Ospedale civico di Sant'Antonio. Il Comune acquistò l'ex ospedale della Bra e lo fece demolire fra il 1819 ed il '20 per realizzare al suo posto l'edificio tuttora esistente: Palazzo Barbieri. Nel 1895 il cavalier Alessandro Alessandri destinava un lascito testamentario ad un istituendo "Ospedale per bambini" per "ospitare e curare i malati poveri di ambo i sessi del Comune di Verona, di età fra i 3 e gli 8 anni purché non affetti da infermità incurabili o contagiose".

Nei primi anni del Novecento Verona fu scossa dalle polemiche sull'ubicazione del nuovo ospedale. Non riuscendo a risolvere la questione dell'area, il lascito giaceva inutilizzato. Il Comune, dopo le dimissioni dell'esecutore testamentario dell'Alessandri, affidò il patrimonio al Patrio Consiglio Ospitaliero. Le discussioni sull'ubicazione del nuovo ospedale furono molto accese e si trascinarono sino a quando la Cassa di Risparmio di Verona deliberò "per proprio conto" l'acquisto del terrenoì di 3400 metri quadrati, di forma all'incirca triangolare, nella zona nord-ovest di Verona (attuale borgo Trento), fiancheggiante la strada per Trento (attuale via Mameli).

La Cassa erogò per tale progetto settantamila lire che il Comune accettò nel 1908. L'ospedale Alessandri, ritenuto realizzazione all'avanguardia in Italia e all'estero, fu inaugurato il 7 giugno 1914 e funzionò a partire da luglio. Nel 1926 il Consiglio Ospitaliero acquistò l'area limitrofa all'Alessandri,inizialmente per costruirvi un nuovo Tubercolosario, lasciando la sede del Chievo.

Poi questo progetto fu abbandonato e si pensò di utilizzare la nuova area per trovare una soluzione all'intero problema edilizio ospedaliero cittadino, con la riunificazione dell'ospedale Maggiore Sant'Antonio e dell'Alessandri. Si cominciava a delineare un nuovo Ospedale Maggiore "il quale fosse rispondente alle nuove necessità demografiche, al progresso della scienza e alle aumentate esigenze della tecnica sanitaria". La discussione sull'opportunità di tale riorganizzazione si protrasse sino al 1930-31. Nel frattempo si decise di modificare lo statuto dell'Alessandri e fu approvato il progetto Beccherle che prevedeva l'ampliamento del nucleo originario dell'Alessandri e la costruzione di nuovi padiglioni. Il nuovo ospedale avrebbe avuto 875 posti letto, comprendendo i 400 dell'Ospedale civile di Sant'Antonio in Valverde e i 170 dell'Alessandri. La nascita del nuovo ospedale fu un avvenimento storico per la città. Lo stesso Benito Mussolini vide il cantiere, già in fase avanzata di realizzazione, durante la sua visita a Verona del 26 settembre 1938.Il nuovo ospedale fu inaugurato il 13 settembre 1942.

Il restauro della palazzina d'ingresso dell'Ospedale Civile Maggiore. Un accurato intervento di restauro ha reso possibile il recupero della facciata del padiglione d'ingresso dell'Ospedale civile maggiore. Lo storico edificio sede delle direzioni dell'Azienda ospedaliera mostra un aspetto elegante che dona a piazzale Stefani nuovo decoro.

L'importante restauro è stato realizzato con il contributo di circa 450mila della Fondazione Cariverona, impegnata anche nella costruzione del nuovo Polo chirurgico che sta nascendo al centro dell'ospedale. L'intervento, conclusosi nel 2006, ha disegnato un ideale ponte fra la storia e il futuro dell'ospedale.

La palazzina d'ingresso appartiene al nucleo originale dell'ospedale e fu inaugurata nel 1942. I lavori di restauro hanno interessato anche il manto di copertura. Per oltre sette mesi l'edificio è stato protetto da un velario, mentre venivano ripristinati il tetto, le lattonerie e gli intonaci, ridipinta la facciata, sostituiti i serramenti esterni. La pulitura dei marmi consente d'apprezzare nuovamente la partitura della facciata con le colonne ai lati dei finestroni centrali su cui campeggia la scritta Istituti Ospitalieri, le lesene che scandiscono le finestre e la cordonatura a dentelli del sottotetto. Il color ocra chiaro della facciata è stato deciso in base alle indicazioni della Soprintendenza per i beni ambientali ed architettonici. L'edificio, infatti, progettato alla fine degli anni Trenta in stile Novecento dall'ingegner Pio Beccherle, è soggetto a vincolo architettonico.